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Ucitecnici

  

 



Obiettivi e programmi dell'UCITecnici
Pietro Samperi


“Cosa è l'UCITecnici ?” mi ha chiesto un giovane, laureando in ingegneria. Stavo per dargli una risposta semplice e forse anche ovvia, quasi si trattasse di un club o di una congregazione religiosa avente lo scopo di commentare il Vangelo, recitare il rosario od organizzare qualche viaggio di studio o di piacere o … pellegrinaggio. Poi ho pensato che la domanda meritasse una risposta diversa, perché l'UCITecnici èqualcosa di diverso, che non sarebbe stato male ripetere a me stesso, ricordando anche alcune esperienze personali.
Non voglio rifare la storia di questa associazione, nata nel 1951 per iniziativa del prof. ing, Andrea Ferrari Toniolo, che la ha presieduta fino al 1985, e che fu poi animata e diretta dall'impareggiabile, compianto presidente prof. ing. Mario D'Erme, fino alla sua scomparsa, all'inizio del 2004. La sua fede, la sua costanza, il suo impegno, la sua dedizione hanno consentito alla associazione di vivere, di svilupparsi, di qualificare la sua attività attraverso una integrazione fra i significati espressi dai due termini “cattolica” e “tecnici”.
L'associazione è costituita non solo da ingegneri e architetti, ma anche da laureati in altri rami con qualche attinenza con la tecnica, come: dottori agronomi e forestali; dottori in chimica, fisica, scienze naturali; dottori in economia e commercio; dirigenti d'azienda. Essa, quale “aggregazione laicale”, ha il riconoscimento dell'Autorità ecclesiastica e fa parte della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL) presso la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), cui appartengono le numerose associazioni nelle quali molti cattolici praticanti spesso si ritrovano, uniti da motivi di affinità i più diversi, per professare la propria fede religiosa in comunione, in quella comunione profonda che si stabilisce fra il Buon Pastore e il proprio gregge, come ricordava Giovanni Paolo II in un'omelia della domenica, tradizionalmente detta del “Buon Pastore”, nella quale si commenta il Vangelo di Giovanni.
Credere e praticare una fede religiosa è il dono più grande che Dio possa dare, ma è un dono che va desiderato, che richiede di essere coltivato, giacchè esso non può limitarsi ad una semplice, passiva accettazione della religione dei genitori. La fede non è un sentimento semplice e statico di fiducia, ma il carburante di un processo dinamico che produce effetti nella vita spirituale della persona. E' un dono che può vacillare ed anche essere perduto. Ritenere di poter professare degnamente la fede da soli è atto di presunzione o, peggio, può significare sentire come un sacrificio o una perdita di tempo l'esercizio delle relative pratiche, a cominciare dalla Santa Messa, che sostanziano tale professione. Purtroppo, questa presunzione si va diffondendo nell'attuale società relativista e globalizzata, anche e, talvolta, soprattutto fra i cattolici.
Fin dall'inizio degli studi liceali compresi che non mi era sufficiente la Messa festiva per una vera vita cristiana e fui felice di poter aderire alla  Congregazione  Mariana “Madonna   della  Fiducia”,  diretta  dal  mio  professore  di religione, mons. Tullio Piacentini, docente dell'Università di Propaganda Fide, mio padre spirituale fino alla Sua scomparsa nel 1974. A Lui, che ricordo sempre nelle mie preghiere, sono  grato per la formazione spirituale che mi ha impartito.
Più tardi ho trovato nell'UCITecnici, grazie a Mario D'Erme, un nuovo ambiente di amici, fra i quali il legame di fondo della stessa fede religiosa, praticato intensamente, è accompagnato da un altro, più particolare, costituito dalla comunanza della preparazione accademica e dell'esercizio della stessa professione. Questo secondo motivo mi ha offerto - e mi offre - una fortissima motivazione, nel corso della mia attività, nel pensare e applicare le soluzioni tecniche, professionali, ma soprattutto didattiche, sempre nella prospettiva di rispettare i principi della morale e dell'etica cristiane.
Ma il cristiano deve fare anche opera di annuncio e di testimonianza della propria fede, che non è proselitismo nè, tanto meno, pubblicità, quasi si trattasse di diffondere un prodotto commerciale, ma anzitutto esempio ed esplicita professione di fede in tutti gli atti ed i comportamenti di cui è protagonista nella vita e, nel caso particolare, nella propria professione tecnica.
Ho compreso meglio questa funzione frequentando, da alcuni anni, in rappresentanza dell'UCITecnici, la Consulta delle aggregazioni laicali (nazionale e, ancor più, quella locale di Roma), che raccoglie le associazioni più diverse.  Ho così potuto constatare quanto vi sia di comune in esse, anzitutto per stimolare e indirizzare i propri aderenti nella pratica della fede, ma anche per fare insieme opera di annuncio, di testimonianza, di evangelizzazione, attraverso comportamenti, iniziative, attività di vario tipo, che hanno spesso specificità diverse, talvolta particolari e originali, anche quando i nomi che contradistinguono le varie associazioni non ne hanno nulla a che vedere, come invece avviene ad esempio per quelle di tipo professionale, come è appunto il caso dell'UCITecnici.
Quest'ultima, peraltro, non si sente legata, nelle proprie attività, soltanto ai temi di carattere tecnico, propri dei suoi aderenti, ma, nello stesso tempo, sente il dovere prioritario, circa questi temi, di esprimersi in tutte le circostanze nelle quali si presentano connessioni, dirette o indirette, con i valori e i principi del cattolicesimo.
Al riguardo, l'UCITecnici partecipò con grande interesse, fin dall'inizio, all'ottima iniziativa del Cardinale Ruini per porre in cantiere un “progetto culturale”, da parte della stessa CEI, proponendo un programma finalizzato fondamentalmente ad affrontare i nuovi problemi legati alla organizzazione della città contemporanea, con particolare riguardo per Roma e per il suo ruolo di capitale universale.organizzazione, intesa anzitutto negli aspetti amministrativi,  si basa  sui  principi  che  hanno ispirato il decentramento amministrativo avvenuto negli scorsi anni '60 e '70, nonché la riforma delle autonomie locali del 1990
(legge 142),  rimasta  purtroppo  inattuata  almeno  nelle parti parti più innovative, che  coglie  un  punto  qualificante  del patrimonio ideologico dei cattolici, attraverso la redistribuzione dei compiti fra i vari livelli del governo locale (Regione, Provincia, Comune) secondo il principio di sussidiarietà.
E' un problema di enorme interesse civile e sociale, per il quale la perdurante assenza di soluzioni, sotto molti aspetti negativa, ha però finora evitato o limitato l'assunzione di posizioni contrapposte da parte degli schieramenti politici, facilitando ancora la ricerca di soluzioni quanto più possibile condivise, cui i cattolici intendono partecipare in coerenza con i valori ai quali essi si ispirano.soluzioni dovranno svilupparsi e discutersi anzitutto nell'ambito delle comunità locali e, a questo proposito, quale istituzione più della Chiesa, attraverso le Parrocchie, nonché le Prefetture nei centri maggiori, è presente capillarmente sul territorio e può svolgere questa azione in termini di assoluta obiettività?immediatamente il tema della riorganizzazione urbanistica della città, attraverso gli stessi modelli di decentramento e promuovendo un'articolazione territoriale che arrivi a conferire ai nuovi organismi amministrativi gradi di vera autonomia, spinti fino al livello comunale per tutti i problemi di carattere locale, lasciando agli organismi superiori (metropolitani, provinciali, regionali) soltanto le scelte e la gestione riguardanti i problemi che richiedono grandi dimensioni territoriali o gestionali.nuovi meccanismi organizzativi potranno rendere più facile applicare criteri e soluzioni rispettose di quella umanacosì spesso invocata per le nostre città, ma lasciata sempre al livello di vuota affermazione, senza tradursi in soluzioni concrete di problemi come quelli della sostenibilità ambientale, della facilità degli spostamenti e del traffico, dei servizi, della sicurezza, del benessere residenziale, dello sviluppo dei rapporti sociali, ecc.modi per approfondire e manifestare gli interessi dell'azione dell'UCITecnici, nonché, ove possibile, per esprimere le conclusioni, possono essere di vario tipo: dalla discussione fra gli associati all'adozione di comportamenti coerenti nella propria vita e nell'esercizio della propria attività professionale e lavorativa, dall'organizzazione di occasioni come convegni, seminari, ecc. alla pubblicazione di articoli e monografie, a cominciare dal notiziario dell'UCITecnici, attraverso il quale tutti gli aderenti possono esprimersi e comunicare fra loro.ricordato che, in occasione dell'ultimo congresso dell'UCITecnici, nel 2002, il compianto Presidente Mario D'Erme scelse un tema, “Progetto di Dio e progetti degli uomini per laumana della terra”, articolato in una serie di sottotemi specifici ed oggetto di altrettante relazioni, che può essere considerato un grande indice di un programma di studi, analisi, ricerche e  approfondimenti sui quali l'UCITecnici potrà seguitare ad operare. I sottotemi trattati furono:    
Il progetto di Dio nella creazione (a cura del prof. Padre Enrico De Cillis).Terra, creata da Dio e confidata agli uomini (a cura del Dr. Lelio Bernardi).'energia (a cura del prof. ing. Franco De Falco).'acqua (a cura del prof. Franco Nuvoli).infrastrutture fisiche (a cura del prof. ing. Pietro Samperi).riorganizzazione telematica (a cura del sen. dott. Angelo Picano).città (a cura del prof. arch. Sandro Benedetti).Bellezza (a cura del prof. arch. Tommaso Scalesse).'economia (a cura del dr. Giuseppe Trippanera).'Azienda (a cura del dott. Achille Schettini).professione come vocazione (a cura del dott. Ubaldo Gerovasi).regolamentazione della professione di Ingegnere (a cura dell'ing. Ezio Capone).
Alcuni aspetti di questi sottotemi, in particolare, potranno formare ancora oggetto di altrettante occasioni di approfondimento e di discussione: l'organizzazione della città e il ruolo della Parrocchia nel sistema dei servizi urbani, i reali termini della “sostenibilità ambientale”, le fonti energetiche, la cosiddetta “città cablata”, l'architettura delle nuove chiese nonchè gli interventi in quelle precedenti il Concilio Vaticano II per l'avanzamento dell'altare e per la soluzione dei problemi più diversi, come quelli derivanti dalla diffusione degli impianti acustici, ecc.
Passando ad un altro tema, lo stesso Mario D'Erme aprì la partecipazione dell'UCITecnici al problema della citazione nella redigenda Costituzione dell'Unione Europea delle cristianedel Continente, attraverso un lungo articolo pubblicato nel 2004 sull'Osservatore Romano, nel quale richiamava una numerosissima serie di segni concreti sul territorio dei vari Paesi, come le grandi Chiese cristiane, le Abbazie, le Cattedrali, le Università, le strade dei pellegrinaggi, le infinite opere d'arte e di pensiero, le intenzionalità. Tutti segni con i quali siamo ormai abituati a convivere quotidianamente fino ad aver quasi perduto il senso non tanto della loro esistenza, quanto dei profondi significati storici, culturali, artistici, che, prima ancora di quelli religiosi, hanno costituito le basi della nostra civiltà e del ruolo che tali radici hanno assunto per lo sviluppo del mondo intero.
Sulla base di queste indicazioni abbiamo seguitato - e intendiamo proseguire - ad approfondire la ricerca e l'analisi di tali segni, pur se la citazione, richiesta anche dal Santo Padre Giovanni Paolo II, non ha trovato posto nella Costituzione, ora in via di approvazione da parte dei vari Paesi dell'Unione, con molte difficoltà da parte di quelli che l'hanno sottoposta direttamente al parere dei cittadini attraverso referendum.
Queste difficoltà sono state indotte da un diffuso malcontento da parte dei cittadini della Unione per un avvio che è sembrato abbandonare quelle forti motivazioni ideali che ispirarono mezzo secolo fa i padri di questa grande operazione, per concentrarsi, piuttosto, con uno spirito eccessivamente dirigistico e burocratico, su temi di carattere esclusivamente economico e commerciale, che inducono a sottolineare come, nella vita dell'Unione, gli innumerevoli problemi che assillano la popolazione, come la pace (a cominciare da quella legata alla fine del terrorismo) o uno sviluppo economico cheè dimenticato da chi ne beneficia ed è sofferto da chi ne patisce una cattiva distribuzione, portino a trascurare principi e valori senza i quali anche la soluzione di questi problemi si rivelerebbe effimera.    
Ma l'UCITecnici intende manifestare la propria presenza anche su altri temi, non direttamente legati agli interessi tecnici dei propri associati, come è avvenuto nello scorso gennaio,  quando il  Consiglio  nazionale  ha  ritenuto prendere posizione sul tema della fecondazione artificiale, attraverso un comunicato nel quale, pur non entrando nel merito degli aspetti strettamente scientifici, sui quali però ha acquisito le necessarie informazioni, e partendo dal riconoscimento che l'embrione ha dignità umana a tutti gli effetti fin dal momento del concepimento, ha riaffermato il principio della inammissibilità della sua soppressione, non solo per i cristiani ma per ogni individuo, ed espresso pieno accordo e sostegno per le posizioni ufficiali assunte in merito dalla Chiesa cattolica.
Posizioni ufficiali che hanno indicato anche come i cattolici avrebbero dovuto comportarsi rispetto al referendum, attravero la partecipazioneal voto, che non deve assolutamente essere confusa con l'astensione dal rispondere ad un appello rivolto da parte delle istituzioni o della comunità nazionale a tutti i cittadini per eleggere i propri rappresentanti negli organismi democratici o esprimere un'opinione di consenso o meno su un determinato tema  posto dalle istituzioni, ma che rappresenta il rifiuto di rispondere ad una proposta, legittima ma rivolta soltanto da alcuni cittadini, di confutare alcune parti di una legge liberamente e democraticamente votata dal Parlamento.
L'assoluta legittimità della non partecipazione al referendum è dimostrata anche da un suo effetto concreto,  previsto dall'ordinamento statale, per cui, nel caso di non raggiungimento del quorum del 50% più un voto, non scatta il finanziamento previsto per i promotori, proprio a significare il mancato consenso dei cittadini per l'iniziativa stessa del referendum.
Mi spiace di dover dubitare delle tesi, espresse anche da insigni giuristi, alcuni dei quali personalmente conosco e stimo. La non partecipazione al voto sarebbe considerata “legittima” ma “non giusta”, ma anche questa valutazione richiede un riferimento di carattere pregiudiziale che, per i cattolici, è costituito dal rifiuto di sopprimere una vita, come tale più che giusto.
Le considerazioni che accompagnano le critiche alla non partecipazione al voto trascurano la particolare natura di una materia che non riguarda tanto convenzionali comportamenti civici, quanto problemi di coscienza profondi sui quali i cittadini hanno il dovere di rispettare il parere della maggioranza ma anche il diritto di far valere, in ogni modo consentito dalle istituzioni, il proprio parere.
Per i cattolici vi è una condizione, che assume per loro carattere pregiudiziale - e che dovrebbe valere anche nei confronti di ogni cittadino di uno Stato laico rispettoso dei fondamentali principi etici - la della vitadi ogni persona. E' soltanto capzioso voler sostituire l'inizio della vita al momento certo della fecondazione dell'ovulo con un altro momento, non esattamente individuabile, in cui l'embrione fecondato abbandona quello biologico evolutivo che si è cercato di definire con termini ignobili, come di celluleo altre espressioni del genere.
Comunque, l'esiguità della percentuale dei votanti (in una domenica in cui le condizioni atmosferiche non hanno certo favorito le “gite al mare”), cui va ancora sottratta la percentuale dei NO espressi, pone l'esito negativo del referendum al di là di ogni strumentalizzazione circa la liceità della non partecipazione da parte dei dissenzienti sui quesiti posti dal referendum stesso, conferendo al risultato una dimensione ed un valore di estrema  chiarezza  e  di  enorme  portata,  il cui significato civile e morale dimostra  i   sentimenti,   oltre  che  la  maturità,  del  popolo e deve far riflettere chi scambia il cedimento su fondamentali principi etici e certe forme di esasperazione e di condizionamento a interessi materiali della ricerca scientifica per progresso e sviluppo dell'umanità.
Mi si consenta, infine, ricordare, non come critica all'iniziativa in sé stessa, ma come dimostrazione della pretestuosità delle recenti critiche alla non partecipazione, che in occasione del referendum del 15 e 16 giugno 2003, relativo all'estensione dell'applicazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, tema di portata assai più …laica, un manifesto dei DS invitava a non recarsi alle urne, affermando testualmente che “Non votare un referendum inutile e sbagliato è un dirittotutti: lavoratori e non”. Ma nessuno ebbe ad obiettare. Perché allora quel comportamento fu ritenuto legittimo,   corretto e giusto?
Va aggiunto che in questo momento, nel quale in alcuni Paesi dell'UE assistiamo a numerosi episodi di clamorose fratture fra i pronunciamenti diretti dei cittadini e le decisioni assunte dai loro rappresentanti su singoli temi, con imprevedibili ma certamente pericolose conseguenze per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche, va sottolineato come questo referendum non solo abbia confermato o, meglio, rifiutato di sopprimere, parti fondamentali - e assai delicate - di una legge approvata dal Parlamento, ma abbia anche incrementato la stessa percentuale della maggioranza parlamentare che fu favorevole all'approvazione. ' spiacevole che molti fautori del referendum, del mondo politico o meno, non riescano a comprendere - o facciano finta di non comprendere - che la maggioranza, una forte maggioranza, degli italiani abbiano voluto usare l'unico - e assolutamente legittimo - strumento disponibile per dire un NO netto al referendum prima ancora che ai quesiti che esso proponeva. Ed è inaccettabile che sull'uso di questo strumento diano lezioni di morale ai cattolici, come ho inteso in una trasmissione televisiva.i cattolici la morale e l'etica vengono prima della politica, che ad esse si ispira.il tema delle attività e della vita dell'UCITecnici, esse si articolano in un livello nazionale ed in uno locale, questo secondo costituito dalle Sezioni regionali e, talora, provinciali. Lo Statuto riconosce ad esse  autonomia organizzativa e operativa. Recentemente si sono costituite Sezioni che stanno intraprendendo iniziative di notevole interesse, con l'appoggio dalla presidenza nazionale, anche rispetto al mondo esterno, approfittando all'indubitabile maggior spirito aggregativo e comunitario esistente nei centri più piccoli.spirito e queste iniziative possono portare un apprezzabile contributo di operatività anche all'intera Unione. Vorrei citare, in proposito, alcune iniziative, come quelle della sezione di Brindisi, la quale, oltre ad avere organizzato recentemente numerosi incontri, ha partecipato con successo, attraverso alcuni suoi aderenti, ad un concorso nazionale sui sagrati della chiese.
Altrettanto, va citato il contributo della sezione abruzzese  a  Pescara,  dove,  con  l'impegno  dell'assistente
ecclesiastico mons. De Grandis, la Curia Metropolitana ha organizzato  da alcuni anni un  Corso di architettura liturgica  ingegneri e  architetti,  con  la  collaborazione  anche  di dell'UCIT, a cominciare dal compianto presidente Mario D'Erme, i quali vi svolgono lezioni sulle principali tematiche previste dal programma. A partire dal 2004-2005 il Corso è svolto in collaborazione con la locale facoltà di Architettura dell'Università Gabriele D'Annunzio.
Anche la Sezione di Reggio Calabria si sta organizzando per attività aggregative degli aderenti ed ha condotto una apprezzata attività di consulenza (gratuita) durante gli interventi di restauro nella sede del locale Arcivescovado.
Infine, vorrei ricordare che l'UCIT non ha iscritti e relativi elenchi, ma soltanto “aderenti”, e un indirizzario di amici ai quali invia informazioni sulla sua attività. Non ha quote di iscrizione ed ha sempre fatto fronte alle minime esigenze di funzionamento con i contributi di simpatizzanti ed aderenti impegnati nelle cariche sociali, giacchè non ha mai goduto di alcun finanziamento esterno. Soltanto di recente è stato fissato un contributo di € 25 per gli aderenti ed  € 50 per i sostenitori - salvo gradire contributi maggiori - soprattutto per coprire le spese per la stampe e l'invio del notiziario “Echi dell'UCITecnici” e organizzare occasioni di incontro per discutere temi relativi ai propri interessi ed alla propria attività.


 
 
 
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