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Eventi

  

 


Relazione dell'arch. Salvatore Fallica (Segretario nazionale dell'UCITecnici)

Educare alla legalità attraverso le professioni

Il magistero della Chiesa come guida dell'UCIT


Questo incontro apre un cammino per rinnova-re la nostra presenza come associazione di riferimento per la crescita cristiana delle professioni tecniche, al fine di verificare e consolidare le fondamenta dell'essere "cattolici tecnici".
L'UCIT nasce negli anni '50 con un impegno e un obiettivo citati nello Statuto (art. 1). Gli aderenti si propongono "di testimoniare, con l'esercizio della professione ispirato ai principi della morale cristiana, come la tecnica non debba essere intesa come strumento di sfruttamento e di illecito arricchimento, né fattore per la materializzazione della vita, ma come principale strumento per il superamento dell'indigenza". S'impegnano inoltre a "influire con lo spirito e il metodo della tecnica sulla giusta impostazione dei problemi sociali ed economici, avviando per vie pratiche la ricerca di soluzioni". Si propongono anche di "attendere (...) alla preparazione culturale degli aderenti e dei colleghi".
Si intende qualificare 1'esercizio della profes-sione secondo una visione etica della scienza e della tecnica, per un loro corretto progresso e impiego in vista del bene dell'uomo, della società, del creato. La "Tecnica" è all'interno di una visione "umanistica" cristianamente ispirata, rispettosa dell'uomo come fine, non degradato a mezzo. L'etica cristiana applicata alla "Tecnica" esprime l'amore per il Creatore attraverso l'amore per il prossimo.
Citerò alcuni riferimenti per inquadrare natura e obiettivi dell'UCIT e dare continuità alla sua azione.
Il primo riferimento è l'enciclica Divini Redemptoris (1937), in cui il Sommo Pontefice Pio XI auspicava la creazione "di un corpo di istituzioni professionali e interprofessionali su basi solidamente cristiane, collegate tra loro (...)" (n. 54):

"55. - (...) È assai necessario promuovere lo studio dei problemi sociali alla luce della dottrina della Chiesa e diffonderne gli insegnamenti sotto l'egida dell'autorità da Dio costituita nella Chiesa stessa. (...) Si combatta così quella incoerenza e discontinuità nella vita cristiana (...) per cui taluni, mentre sono apparentemente fedeli all'adempimento dei loro doveri religiosi, nel campo del lavoro o dell'industria, nella professione, nel commercio o nell'impiego, per un deplorevole sdoppiamento di coscienza, conducono una vita troppo difforme dalle norme così chiare della giustizia e della carità cristiana, procurando in tal modo grave scandalo ai deboli e offrendo ai cattivi facile pretesto di screditare la Chiesa stessa".

Il secondo riferimento è nella Nota pastorale Educare alla legalità (Commissione Ecclesiale Giusti-zia e Pace della CEI, 1991):

"Nessuno, né chi ricopre posti e funzioni nelle istituzioni pubbliche, né singoli cittadini, sia pure con rilevanza diversa secondo i ruoli sociali rivestiti, può declinare la propria responsabilità davanti alle situazioni di ingiustizia diffuse nel Paese. Il cristiano a maggior ragione non può contentarsi di enunciare l'ideale e affermare i principi generali, ma deve entrare nella storia, nel mondo, portandovi i valori evangelici e umani di libertà e giustizia. Egli trova nel comportamento e insegnamento di Gesù e degli Apostoli le indicazioni fondamentali sulla condotta da tenere di fronte alle leggi umane dello Stato, e dunque alla legalità".

Il terzo riferimento è nel Compendio della Dot-trina Sociale della Chiesa (2004), con espresso richia-mo alle aggregazioni laicali ecclesiali:

"Anche le associazioni di categoria, che uniscono gli aderenti in nome della vocazione e della missione cristiana all'interno di un determinato ambiente professionale o culturale possono svolgere un prezioso lavoro di maturazione cristiana. Così, ad esempio, un'associazione cattolica di medici forma fra gli aderenti attraverso l'esercizio del discernimento di fronte ai tanti problemi che la scienza medica, la biologia e altre scienze presentano alla competenza professionale del medico, ma anche alla sua coscienza e alla sua fede. Altrettanto potrà dirsi di associazioni di insegnanti cattolici, giuristi, imprenditori, lavoratori, ma anche sportivi, ecologisti" (n. 550).

Il progetto etico dell'UCIT

Seguendo il Magistero della Chiesa, l'UCITecnici vuole fornire una risposta ad un interrogativo di base: "Quale contributo possono dare i "cattolici tecnici" impegnati nei vari settori ?". Le possibilità sono innumerevoli. I professionisti impegnati in urbanistica ed edilizia possono proporre soluzioni per un assetto del territorio attento alla vita e alla dignità delle persone, promuovere la qualità del lavoro e la sicurezza delle maestranze, evitare il lavoro nero e l'evasione contributiva. Le professionalità operanti nella tutela dell'ambiente possono impedire danni o inquinamento  da attività estrattiva, movimentazione delle terre, raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. I tecnici impegnati nel campo delle energia possono razionalizzare l'impiego, la distribuzione e la disponibilità di fonti tradizionali, nonché lo sviluppo di tecnologie alternative compatibili con la dignità umana. Gli economisti possono contribuire al corretto sviluppo economico, favorire erogazioni e contributi per migliorare le condizioni umane, controllare i risultati per evitare sprechi, indebiti arricchimenti, evasione fiscale, riciclaggio. Gli operatori dell'agronomia possono promuovere la sicurezza alimentare nel mondo, migliorare la produzione agricola, promuovere cibi salubri e nutrienti, intervenire sulla distribuzione di derrate alimentari.

Riferimenti e condizionamenti della società attuale

Fin qui ottime dichiarazioni d'intenti. Vi è però il problema di dove e come agire. L'azione efficace non può prescindere dalla conoscenza della realtà. E' utile la lettura di avvenimenti recenti.
Primo esempio, il ciclo del cemento, che comprende attività estrattive, movimentazione del terreno, produzione di cemento e calcestruzzo, edificazione. Dopo anni di flessione, l'abusivismo sta rialzando la testa: nel 2008, 28.000 edifici abusivi. L'edificazione selvaggia è favorita da equivoci e inapplicati strumenti urbanistici e da carenza di controlli.
Nel ciclo dei rifiuti (raccolta, trasporto, smaltimento), sono spariti 31 milioni di tonnellate di scorie, interrate a danno del patrimonio boschivo o mescolate a materiali edili. L'azione criminale è favorita dall'inadeguatezza (o assenza) di programmazione sulla raccolta, trasporto e smaltimento.
In materia di appalti pubblici, la Corte dei Conti ha stimato il giro d'affari della corruzione in 50-60 mld di €; 6.700 dipendenti pubblici sono stati de-nunciati per reati contro l'Amministrazione Pubblica. I condizionamenti avvengono in sede di progettazione, di aggiudicazione o di esecuzione dell'appalto: bandi redatti per escludere concorrenti non graditi; offerte plurime da un unico centro d'interesse; meccanismi di turnazione con ribassi minimi sulla base d'asta; violazione della segretezza delle offerte; subappalti non autorizzati; coinvolgimento di direttori dei lavori, collaudatori, ecc; scarsa qualità; mancanza di sicurezza.
Non è da meno l'evasione fiscale. Sono noti gli sgravi fiscali sull'Irpef per ristrutturazioni edilizie. Incrociando le richieste di rimborso da parte dei contribuenti e verificando la posizione delle aziende che hanno dichiarato redditi minori di quelli dedotti dai pagamenti con bonifico bancario, la GdF nel 2006 ha sco-perto redditi occultati per 3 mld di €, Iva non dichiarata per 500 ml di €, nonché 10.000 lavoratori in nero.

Peccato individuale e peccato sociale

Molte professionalità tecniche sono coinvolte nelle procedure esaminate. Urbanisti, ingegneri, architetti, economisti, agronomi, in associazione con politici e amministratori, possono intervenire, secondo la loro posizione, nella  produzione, gestione, distribuzione, utilizzo di risorse economiche.
Nel caso di un cattolico tecnico, la possibilità di influire sull'amministrazione di beni aumenta il pericolo di cadere in tentazione. L'ambizione alla ricchezza, alla gloria, al potere, mette a dura prova la solidità dei riferimenti morali, soprattutto se opera da solo, senza confronti e in contesti sfavorevoli. D'altronde, il desiderio di coerenza con la propria fede e i propri valori morali equivale talora all'esclusione dall'esercizio della professione. L'onestà fa pagare un costo in termini di perdita di occasioni, cioè di esposizione a ritorsioni.
Ove, però, il cattolico tecnico abbassi la guardia e comprometta i propri valori, giunge il monito del 7° comandamento: non rubare. In proposito, il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, n. 2409) ricorda che sono moralmente illeciti:

"la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono pren-dere decisioni in base al diritto; l'appropriazione e l'uso privato dei beni sociali di un'impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e fatture, le spese eccessive, lo sperpero".

La responsabilità del cattolico tecnico non si limita a se stesso, ma esiste una responsabilità anche nei peccati commessi da altri:

"quando vi cooperiamo: prendendovi parte direttamente e volontariamente; comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli; non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo; proteggendo coloro che commettono il male" (CCC, n. 1868).

In questi modi il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e induce concupiscenza, violenza ed ingiustizia, generando situazioni sociali e istituzioni contrarie alla Bontà divina. Nascono così, le strutture di peccato, manifestazione ed effetto dei peccati personali, che inducono le vittime a commettere, a loro volta, il male. Si può parlare anche di "peccato sociale", frutto, accumulazione e concentrazione di peccati personali:

"Si tratta dei personalissimi peccati di chi genera o favorisce iniquità o la sfrutta; di chi, potendo evitare, eliminare o limitare mali sociali, non lo fa per pigrizia, paura e omertà, mascherata complicità o indifferenza; di chi cerca rifugio nella presunta impossibilità di cambiare il mondo; anche di chi pretende estraniarsi da fatica e sacrificio, accampando speciose ragioni di ordine superiore" (GIOVANNI PAOLO II, Reconciliatio et paenitentia, 1984, n. 16).

L'impegno dell'UCIT per l'educazione alla legalità

Concludo con le parole di Mario D'Erme:

"Resta (...) come propria dell'UCITecnici, la visione di un inderogabile impegno per un corretto progresso ed impiego della scienza e della tecnica in vista del bene dell'uomo, della società, del creato".

La diffusa crisi della legalità dei primi anni '90 non sembra cessare. In un quadro che spingerebbe al disimpegno, se non alla collusione, l'UCITecnici vuole offrire un contributo per recuperare  moralità in attività legate al mondo della "Tecnica" e promuovere un confronto fra esperienze positive, per farne patrimonio condiviso e rendere solide le fondamenta dell'essere cattolici tecnici, capaci di impegnarsi per il bene comune. vuole, così, integrare il cammino universitario di formazione alle professioni tecniche, di solito carente di educazione agli aspetti morali della professione: ciascuno è libero di creare e sviluppare una propria etica, mentrestimoli di riflessione e strumenti di confronto restano alla libera sensibilità individuale. In tal modo l'UCITecnici vuole seguire il solco tracciato dalla CEI con la nota pastorale Educare alla legalità, 1991), con cui i Vescovi hanno inteso suscitare "un rinnovato impegno pastorale per la formazione di cristiani adulti, capaci di vivere e di operare secondo l'intera verità del Vangelo entro i bisogni della società" (n. 2):

"Il senso della legalità non è valore che si improvvisa, ma esige un lungo e costante processo educativo. La sua affermazione e crescita sono affidati alla collaborazione di tutti, in particolare alla famiglia, alla scuola, alle associazioni giovanili, ai mezzi di co-municazione sociale, ai vari movimenti che nel Paese hanno potere di aggregazione e compito educativo, ai partiti e alle varie istituzioni pubbliche" (n. 15).

 
 
 
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