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Chiese contemporanee: la chiesa dei Ss. Gioacchino ed Anna
Sandro Benedetti



Il compito di portare a piena manifestazione nel concreto della vita sociale la presenza del mistero di Dio trascendente è l'asse entro cui l'architettura sacra cristiana deve svolgere l'avventura del suo formare. Esso deve esplicitarsi in modi che coniughino le principali indicazioni costitutive, sia di quelle che la Chiesa ha portato a maturazione attraverso il rinnovamento della Riforma Liturgica col Concilio Vaticano II, finalizzate alla maturazione dei fedeli ad una participatio actuosa alla preghiera, che di quelle svolte dai Papi succedutisi dopo l'evento conciliare.
Questi ultimi hanno avuto in Paolo VI, in Giovanni Paolo II ed in Benedetto XVI molteplici accentuazioni e modalità, integrandosi al dibattito del dopo Concilio ed alle decisive ed importanti innovazioni introdotte dalla Riforma Liturgica. Gli interventi dei Papi, all'interno della riproposizione della tradizionale attenzione della Chiesa verso l'operosità architettonica - e per quelli di papa Ratzinger alla collocazione in un contesto liturgico ulteriormente specifico e coinvolgente - hanno messo in forte evidenza la determinante presenza nello spazio liturgico della dimensione sacrale e la necessità di una sua decisa traduzione nella formalizzazione architettonica: pena la caduta in una piatta banalità conformativa e la perdita della dimensione trascendente del Cristo Eucaristico da portare ad espressione architettonica viva.
E' così che Paolo VI rivolgendosi agli artisti col "Discorso" tenuto nella cappella Sistina il 7 Maggio 1964 dirà: "La vostra arte è proprio quella di carpire dal cielo dello Spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forma, di accessibilità", rendendo "accessibile e comprensibile il mondo dello Spirito: di conservare a tale mondo la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza, il suo alone di mistero".
Successivamente Giovanni Paolo II nella "Lettera agli Artisti" scritta alla vigilia del Giubileo del 2000, dopo aver constatato la necessità di un dialogo tra Chiesa e artisti, letterati, musicisti e architetti "radicato nell'essenza stessa sia dell'esperienza religiosa che della creazione artistica" aggiunge: "Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell'arte". Compito dell'arte sarà "rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile affascinante il mondo dello Spirito, dell'invisibile, di Dio …, (onde compito dell'architetto sarà) trasferire in formule significative ciò che è in sé stesso ineffabile". Richiamando altresì nella "Ecclesia de Eucharistia" la profondità spirituale e religiosa che ha caratterizzato in ogni tempo l'arte sacra cristiana formulava "l'invito a penetrare con intuizione creativa nel mistero di Dio incarnato e, al contempo, nel mistero dell'uomo". "L'architettura, la scultura, la pittura, la musica lasciandosi orientare dal mistero sacro, hanno trovato nell'Eucarestia, direttamente o indirettamente, un motivo di grande ispirazione".
Nei decenni successivi al Concilio ed ancora in anni più recenti Benedetto XVI, in molteplici interventi sul tema della liturgia, ha manifestato la "preoccupante perdita del sacro nella vita di oggi" ed ha sottolineato la necessità di una speciale attenzione verso il recupero della qualità sacra insita nello spazio liturgico. Nell'udienza del mercoledì 14 Settembre 2005 ha detto: "Nel centro stesso della vita sociale ci deve essere una presenza che evoca il mistero del Dio trascendente. Dio e uomo camminano insieme nella storia e il tempio ha il compito di segnalare in modo visibile questa comunione". Mentre nel volume "La festa della fede" ha sviluppato dicendo: "La chiesa ha il dovere di essere città della gloria … la chiesa non può appagarsi dell'ordinario e dell'usuale, deve ridestare la voce del cosmo glorificando il Creatore".
Queste e molte altre prese di posizione connesse alle sollecitazioni dei Papi evidenziano per l'architettura l'urgenza di un compito rivelativo specifico. Questo compito può esplicitarsi in termini architettonici lungo due linee. L'una attraverso l'immagine ed il rapporto con cui l'edificio chiesa si pone rispetto al quartiere o allo spazio esterno entro cui è collocato segnalando alla città visibilmente l'identità religiosa. L'altra attraverso l'esplicitazione della qualità sacra dello spazio interno: concretizzata in una organica fusione tra tensione orizzontale legante il rapporto di preghiera dei fedeli con l'area sacra presbiteriale e dimensione verticale tale da rendere lo spazio del presbiterio adeguato all'incontro del Cristo con i fedeli ed alla manifestazione della Gloria del Signore presente nel Cristo-Dio Eucaristico. Creando nello spazio interno una visibile accentuazione, una dilatazione verso l'alto che coordini e trascini a sé lo spazio tutto della chiesa.
Lungo queste due linee ho cercato di definire l'architettura delle mie chiese: in particolare quella dei Ss. Gioacchino ed Anna, che qui si presenta nelle sue articolazioni liturgiche, simboliche e spaziali che la caratterizzano.


 
 
 
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