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Intervento di Sandro Benedetti
Compito e verità nell'architettura sacra cristiana


Arte e architettura hanno il compito di trasmettere la verità del tema affrontato nella sintesi espressiva, concretizzando nella moralità dell'operare la trasmissione artistica della verità. Ciò comporta evidenziare la realtà profonda dell'essere, presente nel singolo tema architettonico. Questo è il vero contenuto dell'architettura. Non saranno perciò solo le componenti funzionali e distributive, pure assolte restando “superficie” rispetto all'intuizione profonda. Avviano la ricerca dello spessore ontologico, senza risolverlo in espressività piena, atta a qualificare l'opera sacra. Lo spessore ontologico evidenzia la sostanza della cosa rappresentata.
La sostanza della manifestazione liturgica è la celebrazione del mistero eucaristico, della presenza di Cristo. La verità della conformazione architettonica deve evidenziare tale sostanza costruendo uno spazio che divenga polarità espressiva ed esalti la centralità dell'altare eucaristico, segno e presenza del Cristo morto e risorto.
L'evidenza dell'essere nelle chiese nuove è oggi necessaria per rispondere al grande cambiamento organizzativo legato alla Riforma Liturgica del Vaticano II: allorché ha chiesto una più intensa actuosadei alla celebrazione liturgica. L'innovazione conciliare suggerita dalla “partecipazione attiva” ha trasformato la tipologia architettonica, rispetto alle prevalenti soluzioni di navate allungate della tradizione e stimolato un'organizzazione dei fedeli ravvicinati rispetto all'altare. Un'innovazione però che, se non sviluppata in senso cristocentrico, spinge alla banalizzazione, con risultati di sale per assemblea, più che verso una vera caratterizzazione delle aule come luoghi di preghiera per persone riunite intorno al Cristo.questo depotenziamento simbolico che porta spesso a sale d'incontro laico nelle nuove chiese discende la necessità di ritrovare e porre in evidenza architettonica nuovi modi di qualificazione, tali de rendere manifesto gloriosamente il punto di eccellenza dello spazio sacro imperniato sull'altare, luogo e simbolo della Presenza eucaristica. Pena, in caso di dimenticanza di questa dimensione dell'espressività spaziale, dell'appiattimento espressivo dell'aula sacra a luogo di assemblea laica; la quale anche ove converga planimetricamente verso un luogo, questo, se sprovvisto di qualificazioni espressive intensificate e trascendenti, create da luce, spazi emergenti, struttura costruttiva, risulta spento e sordo, inefficace a essere polarizzatore espressivo del significato liturgico. Emerge quindi oggi un impegno a evidenziare la verità identitaria, conseguente alla partecipazione attiva patrocinata dal rinnovamento del Vaticano II. Tensione identitaria che è compito di tutti i temi dell'architettura, che si fa esigenza specifica del fare architettura sacra per chi vive l'esperienza cristiana. Ritrovando, al di là delle motivazioni casistiche-materiali causali funzionali pur necessarie e da garantire, le motivazioni ontologiche. Portando a immagine architettonica la presenza del Cristo eucaristico. Onde, per dirla con Giovanni Paolo II, occorre saper percepibile il mondo dell'invisibileIl compito richiamato - rendere percepibile il mondo dell'invisibile - è asse espressivo dell'architettura sacra cristiana che emerge dalla dimensione ontologica dell'essere che vive nell'evento germinale, da cui sorge e su cui deve radicarsi l'atto progettuale, per cui “l'essere dell'oggetto” (il tema architettonico) e “l'essere della natura creaturale” (cioè l'architetto) si saldano in unità, arricchendo la qualità dell'intuizione creativa. «Chi ha talento artistico - dice Romano Guardini, grande pensatore cristiano interessato alla realtà artistica e architettonica - incontrandosi con un oggetto di realtà esterna, albero, figura (un tema architettonico) che lo colpisce, è dalla particolare caratteristica della sua realtà»: è sollecitato a «dire qualcosa, a
attraverso la facoltà della forma l'essenza. L'essenza dell'oggetto, il nocciolo del significato, quanto di esso è peculiare e valido». In questa prospettiva l'architettura deve porre attenzione alle qualità costitutive del singolo tema - del “luogo”, dell'uso, dell', della costruttività - cui vanno aggiunte quelle della , afferenti all'evento germinale. Quindi il tema religioso quindi è assai importante, poiché attraverso esso il progetto architettonico deve affrontare in modo esplicito gli aspetti rivelativi della sua qualità ontologica. «Nel stesso della vita sociale- dice Benedetto XVI - deve esserci (...) una che evoca il mistero di Dio trascendenteDio e uomo camminano insieme nella storia e tempio ha il di marcare in modo visibile tale comunione». La sconvolgente realtà - presenza di Cristo Uomo-Dio nell'Ostia - deve divenire “cuore” del sistema architettonico. Per far sentire come nella mensa eucaristica esista il centro polarizzante intorno a cui e da cui si esalta lo spazio architettonico: verso cui deve tendere l'assemblea di preghiera. Per rendere vivida la polarizzazione, occorre che la costruzione sia articolata in un sistema spaziale e volumetrico preciso: diverso da quello delle sale per incontri assembleari, privi di connotazioni trascendenti. Individuando invece il luogo presbiteriale per dimensione, forma, luce, mediante una predisposizione architettonica atta a favorire una risonante visione e quindi un'emotiva e integrale “partecipazione” liturgica, che non può essere intesa solo come movimento fisico, ma deve assurgere a “movimento emotivo”, vivo agli occhi della comunità in preghiera. Anche quando non si svolge la celebrazione religiosa, l'edificio deve “parlare” del suo essere segno della presenza del Cristo. Per tendere a una densa caratterizzazione polarizzante occorre instaurare un luogo “verticale”, che evidenzia la trascendenza dello spazio, posto a coronare l'altare mensa/sacrificio di Cristo. Cui si salda e si unisce l'altra dimensione dell'edificio, lo spazio della comunità cristiana: che si connoterà architettonicamente come “orizzontalità” spaziale. La doppia caratterizzazione “verticale-orizzontale” sorreggere e realizzare l'espressività significativa del segno del mistero eucaristico. Occorre creare sull'altare una eminenza spaziale, un'espansione trascendente attuata dallo spazio-luce, contestuale alla modulazione costruttiva più sommessa di spazio-orizzontale per il luogo dell'assemblea comunitaria. La serietà del progetto, tesa verso “espressività veritativa”, va concretata attivando archetipi figurativi modernamente reinventati, finalizzandoli alla verità della vita liturgica nella bellezza della rappresentazione. Il rapporto tra verità dell'evento sacramentale e bellezza dello spazio si deve instaurare in vari modi in siti e forme connesse ai Sacramenti - Eucaristia, Battesimo, Penitenza - che incardinano il ciclo vitale della vita cristiana. “luoghi” della Presenza eucaristica, dell'introduzione battesimale alla vita cristiana, della rinascita penitenziale, devono divenire protagonisti dello spazio non solo attraverso una posizione loro conferita rispetto all'assemblea, ma anche - qui la sottolineatura - attraverso una conseguente conformazione dello spazio-luce, quale si può conferire attraverso la modulazione articolata della copertura dell'aula con un'organica pulsazione duale tra spazio espanso orizzontalmente nel luogo della preghiera comunitaria e spazi che si elevano verticalmente nei luoghi della significazione trascendente dei segni sacramentali. Lo stimolo conformativo, attuato con diversificazioni della copertura, fa superare il limite dei prevalenti spazi sacri coperti da piatti soffitti più o meno opachi, sale per conferenze più o meno eleganti, entro cui le presenze sacramentali appaiono senza evidenziazione e risalto spaziale.
Compito dell'architettura sacra è quindi oggi attuare questa qualificazione. Il definirsi, a livello di costituzione architettonica, di questo sollecitato sistema duale di connessione organica - trascendente e colloquiale insieme - deve caratterizzare le chiese nuove sottraendole dall'insignificanza costitutiva, creando l'eminenza necessaria a unificare tutto ilsistema costruttivo e volumetrico dell'organismo architettonico. Modalità espressiva, che fa vivida e tangibile la verità dello spazio cadenzato dai segni sacramentali e, con le modulazioni volumetriche esterne, porta a chiara riconoscibilità l'identità dell'edificio: caratterizzandolo anche rispetto al quartiere e alla molteplicità e multietnicità della città di oggi.


 
 
 
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