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Intervento all'incontro - dibattito del 25 ottobre 2010


varie definizione di cosa è la “chiesa” la più ricorrente delle quali è “Casa di Dio”.penso che non è così, perché Dio non può essere racchiuso in un luogo, in quanto il mistero cristiano è con noiduemila anni fa un uomo disse: “Dove due o più persone sono riunite nel mio nome, io sono con loro”.prime comunità cristiane erano talmente convinte che Dio fosse in mezzo a loro, che non avevano bisogno per incontrarsi di luoghi o spazi particolari, dando agli stessi un valore essenzialmente funzionale. I luoghi più frequenti erano, infatti, le catacombe. Non solo per sfuggire alle prime persecuzioni, ma perché erano luoghi capienti e freschi d'estate. Fino al 300 d.C. non sono state rinvenute tracce archeologiche di chiese cristiane.questo, io penso che la chiesa costruzione sia la ecclesiae, la casa della comunità.il crescere e l'espandersi del culto cristiano, le chiese-comunità hanno sentito il bisogno per riunirsi di chiese-costruzioni.il passare dei secoli è andata quasi persa la convinzione della presenza di Dio dove la comunità era riunita, dando così origine alla costruzione di chiese sempre più monumentali, grandiose, maestose, quasi musei, notevoli opere architettoniche ed artistiche, ma, forse, poco cristiane. Non più spazio di accoglienza della comunità riunita in assemblea.con il Concilio Vaticano II il concetto di “chiesa uguale comunità dei fedeli” è stato ribadito con forza. Esso afferma anche che la forma della chiesa deve essere tale da consentire una partecipazione attiva e corale dell'assemblea all'azione liturgica. Infatti tra i segni liturgici l'assemblea è il più importante.questa affermazione (anno 1966) necessariamente è stato abbandonato l'impianto tipologico “basilicale” per cercare (oggi si è ancora alla ricerca) nuovi impianti spaziali che consentissero all'assemblea tutta riunita intorno al presbiterio e ad ogni singolo partecipante all'assemblea stessa di essere coinvolto in modo attivo all'azione liturgica.

chiesa nella città contemporanea
dire della chiesa, intesa come servizio pubblico locale o di quartiere? Oggi, forse, sarebbe più opportuno parlare di complesso parrocchiale (chiesa, locali per attività pastorali e casa canonica), dove la chiesa è solo uno degli elementi, anche se il più preminente. Questo perché in questi tempi complicati si tende a desacralizzare quasi tutto e, contemporaneamente, si scaricano sulla parrocchia varie tensioni di carattere sociale e assistenziale. La parrocchia oggi costituisce il primo tassello di tenuta all'emarginazione sociale, al degrado urbanistico, alle carenze di servizi, ed ai nuovi mali contemporanei (AIDS, droga, nuove miserie e povertà). Da qui l'importanza di dotare il complesso parrocchiale di locali idonei per attività: pastorali, sala per riunioni collettive, per associazionismo (caritas, scout, ecc.)., la nuova chiesa oggi, come il resto del complesso, dovrebbe esternamente rendere leggibile ogni suo componente, mentre la chiesa avere una sua specifica figurabilità (mai confusa con il contesto o distinguibile solo per la presenza di una croce o altro elemento simbolico). Lo spazio interno della chiesa deve essere caratterizzato da grande unitarietà, proprio perché deve essere uno “spazio di accoglienza” raccolto intorno al presbiterio, dove sono posti i tre punti focali dell'azione liturgica, quali: l'altare, l'ambone e il seggio.

R. Panella


Roberto Panella Via Baldo degli Ubaldi, 226 Tel. 0645434905 3337461


 
 
 
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