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Saluto di S.E. Mons. Moretti


Nel salutare i presenti, esprimo il compiacimento di essere qui, anche perchè ho ripreso a seguire la Consulta delle aggregazioni laicali della quale l’UCITecnici fa parte, per cui, quando mi avete invitato, volentieri ho dato la mia disponibilità. Ho anche condiviso il tema scelto, non solo attuale, ma fondamentale per recuperare i criteri del discernimento della vita. Una cosa che impoverisce l’umanità è non avere punti di riferimento sicuri.
Oggi si parla molto di relativismo, individualismo, processi che tendono a scardinare tutto ciò che crea relazione. Ove prevalgono l’individuo sull’attenzione al bene comune, la dimensione della socialità, l’individualismo, il relativismo, nel non avere un riferimento sicuro alla verità che trascende la situazione particolare, diviene un’avventura costruire riferimenti sicuri. In tale contesto culturale, è importante rimettere a fuoco tematiche che ci riportano nel cuore del motore della vita.
Quando si parla di etica, di morale, si parla certamente di una valenza religiosa perchè si esprime la verità di ciò che noi siamo. Se siamo figli di Dio dovremmo vivere da figli di Dio, nella dimensione della vita e basta, nel senso che, nella misura in cui si riescono a costruire relazioni vere tra le persone, si riesce a migliorare la qualità di una comunità, di una società e la Chiesa stessa.  
Se oggi vi è qualcosa di malato è proprio la relazione, l’incapacità di recuperare una possibilità di incontro e di riconoscimento reciproco nella dignità, in quello che esprimiamo, e da qui poi nasce l’esigenza di qualificare tutto ciò che costituisce questa relazione. Vediamo come la relazione malata pesi nelle famiglie. Tante di queste sono in difficoltà proprio perchè incapaci di vivere relazioni vere, nel senso che spesso manca la capacità di una comunicazione che costruisce un processo condiviso. Pesa l’incapacità di relazione nelle comunità, vi è un malessere diffuso perchè manca una percezione consapevole della dignità del protagonista, cioè di ciascuno di noi.
A me piace, quando leggo S. Paolo, ripetere l’augurio che faceva ai suoi cristiani: che il Signore vi aiuti a comprendere a quale dignità vi ha chiamato, a quale vocazione santa. La visione cristiana non è contro l’uomo, ma è l’esaltazione massima dell’umanità.
Noi crediamo che in Gesù si possa incontrare la pienezza dell’umanità oltre la divinità che ci viene incontro; è il punto d’incontro tra la divinità e l’umanità. E Gesù ci dice di guardare a Lui non in un modo che deresponsabilizza, ma per costruire pienamente quella ricchezza di vita, di umanità, potremmo dire di santità, di tutto ciò che è bello, che è valido. Siamo chiamati a costruire ciò. Più abbiamo consapevolezza di cosa siamo, di quale sia la nostra dignità, più riusciremo a individuare e capire se la nostra vita è adeguata a ciò che si ha; da ciò nasce la dimensione della moralità e dell’eticità.
Sappiamo anche come la persona in sé non sia un fatto aggiuntivo; se pensiamo a noi stessi lo facciamo in relazione agli altri. Il Papa fa un’affermazione stupenda, vera: nessuno di noi può incontrare veramente Gesù se in Lui non incontra tutti gli altri. Quindi, necessariamente, la dimensione della società, dell’apertura a quello che può essere il bene comune è una dimensione essenziale della nostra stessa vita. Ecco perchè un sacerdote diceva: nella Chiesa non c’è posto per i furbi. Mentre oggi sembra che sia un indirizzo molto presente: fatti furbo. Non è questo! E ne scaturisce l’ultimo passaggio che chiama il tema di questo incontro, la legalità.
Più viviamo la verità su noi stessi, più riusciamo ad avere consapevolezza di cosa significhi rapportarci agli altri; da qui nasce necessariamente un’esigenza di legalità, perchè è il superamento di una dimensione di egoismo, di tornaconto, di interesse. Purtroppo talvolta è solo l’interesse, il tornaconto, che provoca energie che mandano avanti
L’augurio, l’auspicio che faccio, è che questi incontri non siano semplicemente occasione per ritrovarci fra amici, ma anche un arricchimento, una sollecitazione, per divenire motivo di guida, di luce, di criteri di discernimento per le scelte operative della vita. In questo senso sono contento dell’incontro di questa sera e del proposito di farne altri. Su questa linea credo poter non solo camminare per arricchirci, ma soprattutto per qualificare il contesto in cui viviamo e di cui siamo parte. Noi siamo soltanto spettatori. Ciascuno di noi è chiamato a mettere un mattone, se è messo in modo giusto esce qualcosa di bello.


 
 
 
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